Il tema della moschea a Genova è purtroppo ancora oggi attuale, in quanto è da anni che si parla di questo progetto nella nostra città e da altrettanti anni che la Lega Nord si batte per fermarlo.
Sono convinto che oggi sia indispensabile una normativa specifica che disciplini a livello nazionale le moschee e i centri di culto religioso nel nostro Paese.
Proprio su questo tema la Lega Nord ha presentato un progetto di legge alla Camera dei Deputati che prevede una serie di disposizioni specifiche sia di carattere urbanistico, come ad esempio la lontananza da altri luoghi di culto, sia collegati all'ordine pubblico e alla sicurezza, prevedendo prediche in italiano, la trasparenza dei flussi finanziari e il rispetto dei diritti delle donne, solo per citarne alcune.
La globalizzazione e la conseguente presenza sempre maggiore di lavoratori stranieri sul nostro territorio, hanno aperto un dibattito su come regolamentare la presenza di queste comunità, con culture storicamente antitetiche alla nostra.
Alcuni studiosi di diritto islamico hanno precisato che fino a qualche decennio fa le comunità locali italiane avevano a che fare con i musulmani, oggi invece hanno a che fare con l'Islam.
Non è una sottile differenza: infatti, se in passato la presenza occasionale di alcuni lavoratori provenienti dal nord Africa non aveva comportato una riflessione su come regolamentare il rapporto tra singoli individui e comunità ospitante, oggi invece si pone il problema di regolare la presenza di comunità molto numerose che rivendicano a vari livelli il mantenimento di una loro identità culturale contrapponendosi alla nostra. Basti pensare alla diversa interpretazione del diritto di famiglia fornito dalle norme nazionali e dal diritto islamico. La nostra prevede un'assoluta parità giuridico-culturale e sociale tra uomo e donna come proprio elemento essenziale, la traduzione della parola "famiglia" in arabo coincide con il termine "harem", parola nota in occidente, che definisce un diverso rapporto tra uomo e donna, sottolineando infatti la preminenza giuridica da parte dell'uomo rispetto alla donna.
Le comunità musulmane vivono dunque la contraddizione di dovere rispettare le norme coraniche e la legge dello Stato italiano. La visione politica, religiosa e culturale è indistinta nella cultura musulmana: infatti la conduzione di una comunità, da parte degli imam, non separa le responsabilità amministrative e politiche da quelle religiose e culturali.
Tale realtà risulta evidente dal concetto stesso di moschea, che in occidente viene spesso visto genericamente come un luogo destinato alla preghiera: ma non è così. La moschea è il luogo dove si raduna la comunità e non può essere assimilato al concetto di chiesa così come concepito dalla tradizione cristiana, cioè come luogo consacrato destinato esclusivamente alla preghiera.
Per l'Islam "l'adunata" è la massima espressione di fede e il capo della comunità che fa riferimento a una moschea rappresenta, in sintesi, quello che per noi è il vescovo, il sindaco e il preside di una scuola.
E' necessaria dunque una regolamentazione di questi luoghi che hanno a volte poco a che fare con le funzioni religiose così come concepite dalla cultura occidentale. Il fatto che all'interno di numerose moschee italiane siano stati segnalati pericolosi terroristi internazionali legati ad Al Qaeda, non può più fare ritardare una discussione che coinvolge anche la sicurezza stessa dei cittadini e che alimenta il sospetto che spesso la moschea sia anche un luogo "militare".
La proposta di legge della Lega Nord demanda alle Regioni la potestà di regolamentare i piani di edificazione e di ristrutturazione degli edifici destinati a funzioni di culto. Ma prevede di più, perché certe decisioni non devo passare "sopra" la testa dei cittadini: l'art. 1 comma 2 prevede infatti che la Regione possa concedere l'autorizzazione solo "previa approvazione da parte della popolazione del comune interessato espressa mediante referendum".
In merito alla moschea che la giunta Vincenzi vuol far edificare nel quartiere del Lagaccio continuo a ribadire il secco "no", questo in linea con le battaglie politiche che su questo punto porto avanti da anni ma soprattutto con la volontà popolare dei residenti del quartiere.
Il 24 gennaio scorso la Lega Nord ha voluto dare voce ai cittadini del quartiere e ha organizzato appunto un referendum popolare che ha visto oltre 5000 cittadini del Lagaccio votare contro la decisione del Sindaco.
Sono convinto infatti che le moschee non si possano imporre con atti di imperio scelte da un'amministrazione comunale. C'è la necessità di confrontarsi con la popolazione residente a cui spetta la scelta di concedere o meno ai musulmani di costruire una moschea in quanto essa, ribadisco, non è solo un luogo di culto ma un vero e proprio centro politico.
Poi come ovvio ci sarebbe da parlare anche del principio di reprocità ma questo più che ad una normativa nazionale dovrebbe essere incluso negli accordi internazionali ed in particolare in quelli stipulati dalla Comunità Europea oltre che dal nostro Paese.
Faccio solo l'esempio della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sottoscritta dall'Italia il 10 dicembre 1948, che oggi rappresenta i princìpi e i valori di 171 Paesi. Ognuno di questi Paesi ritiene assolutamente inequivocabile il concetto giuridico "tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge" (e sovente si è cercato di sottolineare che anche alcuni Paesi arabi hanno accettato questo principio), ma non si coglie l'equivoco di tale affermazione se non si traduce in arabo il termine "legge".
Lo si traduce con il termine "sharia" che ha un perimetro culturale molto diverso da quello che noi intendiamo in occidente. Infatti il concetto giuridico prima esposto si legge: "tutti gli uomini sono uguali davanti alla sharia"; conseguentemente non esiste parità tra uomo e donna, la dignità individuale del minore viene mortificata, la possibilità di cambiare religione è vietata.
Questa lettura ha fatto nascere una Carta dei diritti dell'uomo musulmano firmata da 45 Paesi, in netta contrapposizione con la Carta sottoscritta dall'Italia nel 1948. Risulta evidente che non siamo più in presenza di un diritto internazionale largamente condiviso ma di un diritto internazionale su due piani, quello occidentale e quello mediorientale. In conclusione, quando si parla di "cultura di riferimento", sottolineando così che in occidente non sono ammesse deroghe al patrimonio giuridico, culturale, sociale e anche religioso dell'Europa, non si fa altro che sottolineare un divieto a cui alcune culture non possono sottrarsi apportando quale giustificazione il diritto alla libertà religiosa per esercitare pratiche e riti che in occidente abbiamo abbandonato da millenni, facendo appello alla loro "Carta del Cairo".
Purtroppo devo dire, con dispiacere, che il tentativo di legiferare su questa materia con una norma che risolverebbe, o comunque andrebbe a colmare un vuoto legislativo che oggi esiste su questa materia, giace alla Camera dei Deputati, anche a causa dello scarso entusiasmo mostrato dai nostri alleati del Pdl che su questo campo hanno più volte glissato. Oggi il vero paradosso è che l'edificazione di una moschea, che secondo le leggi italiane non è codificata come luogo di culto, segue l'iter della commissione urbanistica di edilizia privata, lo stesso procedimento burocratico che segue una normale pratica di apertura di una bocciofila o di un centro ricreativo per anziani.
Reputo tutto questo assurdo.
On. Edoardo Rixi
Segretario Provinciale Lega Nord
Candidato Lega Nord elezioni regionali
Siamo molto soddisfatti. Finalmente la comunità islamica genovese ha capito che la moschea al Lagaccio non si farà mai.
E' da anni che ci battiamo prima a Cornigliano ora al Lagaccio, il problema della moschea è molto complesso e come al solito spunta sempre fuori il legame con l'UCOII (da noi sempre denunciato!!)."
E' questa la dura presa di posizione della Lega Nord, contro la realizzazione della moschea del Lagaccio, che ha subito un rallentamento a causa della burocrazia.
Edoardo Rixi, segretario della sezione genovese e candidato per le prossime elezioni regionali, contesta il primo cittadino, e annuncia forme di mobilitazione per ottenere il definitivo no: "Molti nella comunità islamica - continua - non a torto, temono che la nuova moschea possa diventare un ostacolo alle libertà personali dimostrando maggior lungimiranza rispetto al Sindaco Vincenzi che continua a spingere il progetto nonostante ogni logica.
La Lega continuerà dunque a battersi contro il Centro Islamico che la giunta vorrebbe costruire in città.
Temiamo che questo stop sia solo un'ulteriore manovra elettorale per limitare i danni in vista delle regionali.
Lo stop deve essere definitivo. Il progetto deve essere accantonato. L'area di via Bartolomeo Bianco deve essere vincolata ad un progetto per la valorizzazione del quartiere. Fino ad allora la battaglia non può considerarsi vinta.
Per questo abbiamo deciso di continuare ad appoggiare apertamente tutte le attività del comitato centro-est che si è da sempre opposto al "progetto moschea" chiedendo più servizi per il quartiere.
Per dimostrare la nostra determinazione, nei prossimi giorni daremo vita a nuove iniziative.
COMUNICATO STAMPA UFFICIALE LEGA NORD GENOVA
DATI DEFINITIVI REFERENDUM MOSCHEA:
23 GENNAIO - COMMENTI AL RISULTATO
ELETTORI DELL'AREA INTERESSATA:
21.668
Hanno votato: 5221 eletori, 49 i si alla moschea, 10 nulle, 5162 i no, 76 le schede annullate per doppi voti.
(tutti i nominativi sono stati inseriti nella giornata di ieri su di un pc ed incrociati i dati dei vari seggi. Sei schede sono state tolte "d'ufficio" fra chi aveva votato "No".)
Ha partecipato al voto oltre il 24% degli aventi diritto, in pratica, un cittadino su quattro. Nella stessa zona sono andati a votare alle scorse primarie dell PD 1700 elettori (dati forniti dalla sezione locale del PD al quotidiano Il Mercantile art. del 24/01/2010)
RAFFRONTO DATI POLITICHE 2008 (AREA INTERESSATA):
LEGA NORD 907 VOTI PARI AL 4,2 (6,12 europee)
IL PD : 6.374 VOTI PARI AL 29,4
Il Segretario Provinciale della Lega Nord di Genova Edoardo Rixi così ribatte alla sinistra - "Il progetto moschea al Lagaccio non va congelato, va bocciato. Se la Vincenzi vuole parlarne dopo le regionali per ingannare nuovamente la gente sbaglia. Dopo un risultato come questo un Sindaco attento dovrebbe archiviare il progetto subito. La nuova destinazione la può anche scegliere dopo, ma deve da subito dire che al lagaccio non si farà nessuna moschea perhè il quartiere non è più disposto a subite passivamente le decisioni della sua giunta".
"Sulla tempistica elettorale devo dire che l'errore è loro. Non abbiamo certo deciso noi di riunire gli assessori alla vigilia di Natale per approvare la Moschea, ma ora ci vuole chiarezza prima delle elezioni. I cittadini devono andare al voto con ben chiaro in testa chi vuole la moschea e chi invece sta dalla parte della gente".
"Credo che sabato i genovesi abbiano dato all'assessore Ranieri una bella lezione di democrazia. 5000 votanti sono pochi? Noi siamo pronti ad un Referendum indetto dal Comune. Perchè la sinistra non lo vuole fare, ha paura della gente?"
"Tullo dice che non siamo come il PCI perchè il Partito non avrebbe mai fatto un referendum sulla libertà di culto. Beh, non mi risulta che il PCI abbia mai proposto una Moschea a Genova. Il Partico comunista aveva molti difetti ma stava fra la gente e difendeva la classe lavoratrice. Oggi a Genova il PD si è dimenticato dei lavoratori e pensa solo alle moschee, ai nomadi, ai clandestini ed agli appalti. I problemi della gente comune sono altri."
"L'Imam Hussein ha sbagliato a non accettare il nostro invito a venire a votare. Il Referendum popolare sulla questione sarebbe pienamente legittimo poichè non è contro la libertà di culto ma contro un progetto edilizio su di un'area pubblica. Dire che la consultazione popolare non è uno strumento democratico la dice lunga su quale tipo di governo piacerebbe istaurare all'Imam. A Genova non abbiamo ancora il Califfo, e finchè c'è la Lega non lo avremo mai. Noi dialoghiamo solo con il Sindaco, di cui non condividiamo le idee, ma che si è sottoposto al voto popolare. Gli Imam in uno stato democratico non hanno un ruolo politico. Al Sindaco diciamo si al dialogo, ma prima apra gli occhi e ragioni: la moschea al Lagaccio è un errore."
Il Sig. Hussein e Maiolese cambino le loro ambizioni: la Lega Nord farà tutto il possibile per impedire la costruzione della moschea al Lagaccio. Se continuano così i mussulmani la moschea a Genova non la costruiranno nè nel 2010 nè mai.
La Lega, insieme alla maggioranza dei genovesi, non permetterà questo scempio e chiede al sindaco di porre freno a questa pericolosa deriva della Guinta.
Prima di pensare ad aprire nuovi centri islamici è necessario fare un'indagine conoscitiva su quello che avviene nelle scuole coraniche e nelle moschee abusive presenti in città, anche alla luce di ciò che si è verificato a milano dove un mussulmano apparentenente integrato si è riempito di esplosivo e si è lanciato contro una caserma delle forze dell'ordine. (Solo la fortuna ha evitato che l'innesco facesse saltare la bomba, evitando una strage).
La Lega chiede che la proliferazione delle moschee venga regolata con legge e che il Comune si impegni a far passare almeno 10 anni prima di realizzare il centro islamico in Città.
Le moschee non possono nascere come funghi nei quartieri, gli abitanti di Oregina, Granarolo e del Lagaccio non sono disposti a veder trasformato il loro quartiere in un ghetto islamico.
Alla luce delle ultime dichiarazioni di Sindaco ed Imam, La Lega Nord, da sempre in prima linea sulla questione moschea,
ha inaugurato Sabato 31 alle ore 10:30 una nuova sede in Via Napoli 131b a presidio contro la moschea.
E' un segnale importante, la lega non lascerà mai soli gli abitanti di Oregina-Lagaccio. Vogliamo vigilare da vicino sul quartiere.
La nostra sede è una presenza discreta ma determinata per ribadire il fatto che questa moschea non si deve fare.
All'inaugurazione, oltre che ai dirigenti locali e ai parlamentari liguri del Movimento,
era presente l'on. Gibelli che in questi mesi ha presentato alla Camera un importante progetto di legge proprio per impedire la proliferazione delle scuole coraniche e delle moschee.